Pur prendendo le distanze dal fanatismo bolscevico delle brigate rosse, ritengo interessante rileggere alcuni passi del documento di rivendicazione dell'omicidio Biagi (19/3/2002)


"L'ulteriore concentrazione e centralizzazione capitalistica, l'incremento dello sfruttamento del lavoro salariato, le risposte di politica economica ristrutturatrici e riformatrici o anticicliche date alla crisi, e le posizioni di vantaggio negli equilibri internazionali della catena, non hanno affatto annullato la crisi e le sue cause, ma anzi proprio i livelli più elevati di accumulazione e l'ulteriore internazionalizzazione del capitale le ha potenziate, in quanto queste sono intrinseche al meccanismo di esistenza del capitale, al meccanismo dell'accumulazione, alla sua propria natura, non sono cause esterne.Questo dato strutturale è ciò che con il finire degli anni '90 fa arretrare l'economia in un nuovo ciclo recessivo nel quale sono messe a nudo le contraddizioni in cui si muove il capitale monopolistico e la borghesia imperialista. Tutte le principali aree capitalistiche sono in crisi contemporaneamente manifestando fenomeni diversi e che possono alimentarsi a vicenda: gli Usa che hanno fatto da locomotiva mondiale per dieci anni sono esposti agli alti livelli di indebitamento e di capacità produttiva inutilizzata, il Giappone che è la seconda economia al mondo è in recessione da anni (solo nel 2001 ha avuto un calo del pil del 4,5%), subisce una deflazione galoppante e dovrà arginare il crack delle sue banche, in Germania la recessione va a premere sulla produzione industriale provocandone cadute verticali e sminuendone il peso nella coesione europea proprio mentre l'imminente allargamento ad est avrebbe dovuto vedere una sua solida funzione di perno, un paese come l'Argentina che ha osservato alla lettera i dettami impostigli dal Fmi, si è avvitato in una crisi economico-finanziaria senza vie di uscita prevedibili. Persino un paese come l'Arabia Saudita che ha avuto una funzione centrale nel sostenere le spese di guerra degli Usa, le vendite delle sue industrie militari e le necessità strategiche dell'imperialismo, ha subito il crollo verticale del reddito pro-capite ed è scosso da crisi politica, a causa della presenza delle truppe Usa e delle trasformazioni sociali imposte dalle riforme economiche indirizzate alla privatizzazione dei settori produttivi e all'internazionalizzazione del capitale. A ciò si aggiungono i livelli di miseria diffusi nel sud del mondo e quelli che attanagliano l'ex-campo socialista, e che si approfondiranno in Cina con il suo ingresso nel Wto, che accompagnano il loro "sviluppo" capitalistico.Un quadro che riconferma l'attualità e approfondimento delle cause che generano la necessità storica del superamento del modo di produzione capitalistico e del dominio della borghesia imperialista e che indica come il completo abbandono della transizione socialista nei paesi che per primi hanno realizzato la rottura rivoluzionaria, per l'apertura e l'instaurazione di un sistema capitalista, non è che una battuta di arresto nel processo storico della rivoluzione comunista, rispetto a cui il proletariato, avendone fatto esperienza, può riadeguare i termini della conduzione del processo rivoluzionario, quanto che l'imperialismo manifesta sempre più diffusamente punti di vulnerabilità storicamente determinati e determinabili intorno ai quali si può elaborare la strategia rivoluzionaria e condurre lo scontro rivoluzionario.
Il fatto che i sovrapprofitti del capitale risultanti dall'approfondimento dello sviluppo ineguale non si siano realizzati lasciando invariate le condizioni del lavoro salariato del proletariato metropolitano negli Stati imperialisti, anzi parallelamente siano stati approfonditi tutti i termini dello sfruttamento relativi e assoluti, dimostra empiricamente sia che il proletariato metropolitano occidentale non è aggregato alla borghesia imperialista nell'avvantaggiarsi di questi sovraprofitti, sia che l'incremento dello sfruttamento con cui il proletariato è chiamato a sostenere la competitività del capitale, non solo non è una soluzione alla crisi del capitale né definitiva né temporanea, non potendo che consentire la tenuta relativa e transitoria del singolo capitale sul mercato, ma converge ad approfondirne le cause che risiedono nel meccanismo di accumulazione del capitale, che proprio perché il capitale aumenta mentre proporzionalmente il lavoro vivo sfruttato diminuisce, periodicamente e in misura sempre maggiore non riesce più a valorizzarsi e a garantire la tenuta delle forze produttive.
Sul piano degli equilibri internazionali la catena imperialista formata a partire dal secondo dopoguerra intorno al polo dominante statunitense su livelli di internazionalizzazione del capitale e di integrazione ed interdipendenza delle economie crescenti, ha maturato progressivi passaggi di avanzamento della tendenza alla guerra lungo la direttrice est/ovest che non assumono per tutta una fase carattere di guerra generalizzata ma di conflitti limitati e altamente distruttivi per i paesi aggrediti dall'imperialismo, nel quadro di schieramenti variabili intorno all'Alleanza occidentale e di disposizioni articolate nei compiti bellici relative al complesso di condizioni politiche militari ed economiche di ogni Stato. Gli anni '90 già sono stati caratterizzati dal ripetersi di guerre di aggressione espressione dell'azione della catena imperialista rivolta a ridisegnare gli equilibri internazionali e a riorganizzare la divisione del lavoro. In questo processo gli Stati imperialisti sono impegnati ad attivizzarsi per sostenere il proprio capitale monopolistico, e dato il carattere integrato e interdipendente della catena anche a concordare politiche comuni. Questo processo di ridefinizione ed espansione delle aree di influenza non è però risolutivo delle cause della crisi capitalistica, come è empiricamente dimostrato dalle condizioni stagnanti dell'economia mondiale e dall'incapacità sempre maggiore del capitalismo di assorbire le forze produttive crescenti. Un nuovo ciclo espansivo richiederebbe un'ampia distruzione di capitali e mezzi di lavoro realizzabile con una guerra imperialista di grandi proporzioni per la quale finora non ci sono state le condizioni politiche né militari, perciò nella fase attuale l'imperialismo è in grado di sostenere livelli di crescita dell'economia essenzialmente nel polo dominante e sviluppa politiche e iniziative rivolte ad attrezzare gli Stati della catena per far avanzare ulteriori fratture degli equilibri internazionali a proprio favore, con una strategia articolata che contrasta l'opposizione dei popoli che cercano di sottrarsi al giogo imperialista e con manovre destabilizzatrici tende a sottomettere quei paesi che presentano modelli economici e sociali non integrabili in quanto tali nella divisione del lavoro capitalistica, oppure la cui posizione politica fosse disfunzionale alla strategia imperialista.E' in questo quadro che sono comprensibili tanto la natura del processo di coesione politica europea, che ha come motore lo sviluppo dei capitali monopolistici, quanto le politiche di allargamento a est della Nato e della Ue ed il processo di riadeguamento degli strumenti militari e controrivoluzionari in atto in tutti gli Stati imperialisti pilotati dalla iniziativa di riarmo e di aggressione statunitense, e se ne possono individuare le linee di sviluppo e i passaggi di qualità.Sono infatti i fattori strutturali storici di integrazione della catena imperialista che spingono a salti di qualità in direzione dell'approfondimento della coesione politica europea e al riarmo e riadeguamento militare e controrivoluzionario dei paesi dell'Europa occidentale. La direzione di questi passaggi di qualità, stanti le diseguaglianze di sviluppo interno e le contraddizioni della gerarchia della catena imperialista, e a fronte dell'integrazione dei paesi dell'Est europeo nella Nato e nella Ue, va a fare dell'approfondimento della coesione politica, un processo che si sviluppa prevalentemente sul piano della riforma delle sue istituzioni e su quelli della costruzione di comuni indirizzi di politica economica spinti dall'integrazione monetaria, della definizione di politiche e di strumenti controrivoluzionari e repressivi, mentre il riarmo e il riadeguamento militare complessivi si misurano con i concreti sviluppi della guerra imperialista e dell'iniziativa assunta dal polo dominante statunitense"

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