
Chissà se tutti coloro che ci hanno illustrato la morte del comunismo dopo il crollo dell'Unione Sovietica, chiariranno con eguale ricchezza di argomenti la morte del capitalismo, esaminando il crollo, solo per loro improvviso, dell'impero americano di oggi.
Chissà se chi aveva spiegato, come un nuovo Hegel, che la storia era finita dopo il crollo dell'impero del male, dato che il mondo si trovava sotto il controllo di una superpotenza mondiale con capitale a Washington, avrà qualcosa da dirci esaminando il crollo dell'impero del bene su se stesso.
La differenza, se ce ne è una, tra fine dell'Unione Sovietica e crisi dell'impero americano è che, la prima è crollata sotto l'attacco robusto e convergente del nemico esterno ( l'America) e di quello Eterno (il Dio della Chiesa Cattolica), mentre il secondo si è distrutto da se stesso anche se tutti i suoi potenziali nemici cercano di tenerlo in piedi, come un gigante vacillante a malato, a cominciare dalla Cina.
Per salvare quello che può restare in piedi della loro economia, gli Stati Uniti devono introdurre pesanti elementi di controllo statale sulle banche e nazionalizzare prima loro e poi veranno le imprese in perdita; insomma, per una strana ironia della storia, il paese che ha distrutto vent'anni fa il comunismo si può salvare solo con robuste iniezioni di comunismo nella sua vita economica.
Milioni di persone hanno già perso tutti i loro risparmi negli Stati Uniti, e diverse li hanno già persi in Germania o in altri paesi d'Europa, per colpa non delle insensate speculazioni finanziarie di manager iperpagati, ma per un sistema beotamente ottimista che dice che il bene comune nasce dalla somma degli egoismi individuali.
Il buco nero che sta nel cuore del sistema capitalistico è, alla fine, l'occulta fede in un dio buono e la convinzione goethiana della superiorità del bene sul male.
Come Mefistofele tende sempre al male e realizza senza volerlo il bene e la salvezza di Faust, che vorrebbe trascinare alla rovina, così - secondo i teorici del capitalismo - lo scatenamento degli egoismi animali degli esseri umani e della loro voglia di arricchirsi con qualunque mezzo, realizza alla fine la felicità universale.
Lo spirito animale del capitalismo è sì, ovviamente, un grosso e potentissimo "motore di ricerca" del profitto, ma il vecchio Marx aveva perfettamente ragione nel dimostrare che il disordine intrinseco di questo modello di gestione dell'economia porta a crisi economiche cicliche di diversa portata e perfino la sua osservazione sulla durata all'incirca ottantennale delle crisi di sistema esce confermata dai fatti di queste ore: 1848, 1929, 2008!
Nè guerre nè scoperte scientifiche né trasformazione globale del mondo nè sostanziali innovazioni della politica economica dei governi alla luce delle crisi precedenti sono riuscite ad intaccare questa legge, che vede crisi di sistema intervallate da crisi circa decennali più lievi e da oscillazioni intermittenti e abbastanza irregolari in mezzo: impressionante!
E poi vengono a dirci che Marx è morto o, che noi anarchici sogniamo un mondo impossibile e che l'unica alternativa alla merda è la fogna di un sistema capitalistico, che si salva reinventandosi il socialismo economico.
Difficilmente l'umanità impara dai propri errori: il capitalismo verrà mantenuto in qualche spazio più ridotto e fra una decennio o due ritorneranno i teorici reaganini della "falsa - deregulation" a scatenare gli spiriti animali dei prepotenti di turno, raccontandoci che tutto viene fatto per il nostro bene.
Il capitalismo morirà, non c'è dubbio, abbastanza presto: ma non sarà sostituito dal socialismo o dal comunismo; socialismo e comumismo nel loro mix asiatico moriranno a loro volta abbastanza presto, ma non per essere sostituiti dal capitalismo.
Moriranno gli uni e gli altri, l'autoritarismo asiatico continentale e l'individualismo euroamericano oceanico, due varianti - viste da lontano - della stessa voglia umana di dominare il pianeta, quando il pianeta diventerà largamente inabitabile, lasciando sopravvivere (forse) solo brandelli di umanità dispersa, atterrita, animale.
Soltanto noi, essendo vermi ciechi e ben poco consapevoli, non riusciamo ancora a capire che, a disperderci da larga parte del pianeta sarà il surriscaldamento alimentato dall'eccesso di vita, di produzione e di felicità realizzati dagli uomini nei 14.000 annni dell'era interglaciale più lunga finora vista sulla terra.
Chissà se chi aveva spiegato, come un nuovo Hegel, che la storia era finita dopo il crollo dell'impero del male, dato che il mondo si trovava sotto il controllo di una superpotenza mondiale con capitale a Washington, avrà qualcosa da dirci esaminando il crollo dell'impero del bene su se stesso.
La differenza, se ce ne è una, tra fine dell'Unione Sovietica e crisi dell'impero americano è che, la prima è crollata sotto l'attacco robusto e convergente del nemico esterno ( l'America) e di quello Eterno (il Dio della Chiesa Cattolica), mentre il secondo si è distrutto da se stesso anche se tutti i suoi potenziali nemici cercano di tenerlo in piedi, come un gigante vacillante a malato, a cominciare dalla Cina.
Per salvare quello che può restare in piedi della loro economia, gli Stati Uniti devono introdurre pesanti elementi di controllo statale sulle banche e nazionalizzare prima loro e poi veranno le imprese in perdita; insomma, per una strana ironia della storia, il paese che ha distrutto vent'anni fa il comunismo si può salvare solo con robuste iniezioni di comunismo nella sua vita economica.
Milioni di persone hanno già perso tutti i loro risparmi negli Stati Uniti, e diverse li hanno già persi in Germania o in altri paesi d'Europa, per colpa non delle insensate speculazioni finanziarie di manager iperpagati, ma per un sistema beotamente ottimista che dice che il bene comune nasce dalla somma degli egoismi individuali.
Il buco nero che sta nel cuore del sistema capitalistico è, alla fine, l'occulta fede in un dio buono e la convinzione goethiana della superiorità del bene sul male.
Come Mefistofele tende sempre al male e realizza senza volerlo il bene e la salvezza di Faust, che vorrebbe trascinare alla rovina, così - secondo i teorici del capitalismo - lo scatenamento degli egoismi animali degli esseri umani e della loro voglia di arricchirsi con qualunque mezzo, realizza alla fine la felicità universale.
Lo spirito animale del capitalismo è sì, ovviamente, un grosso e potentissimo "motore di ricerca" del profitto, ma il vecchio Marx aveva perfettamente ragione nel dimostrare che il disordine intrinseco di questo modello di gestione dell'economia porta a crisi economiche cicliche di diversa portata e perfino la sua osservazione sulla durata all'incirca ottantennale delle crisi di sistema esce confermata dai fatti di queste ore: 1848, 1929, 2008!
Nè guerre nè scoperte scientifiche né trasformazione globale del mondo nè sostanziali innovazioni della politica economica dei governi alla luce delle crisi precedenti sono riuscite ad intaccare questa legge, che vede crisi di sistema intervallate da crisi circa decennali più lievi e da oscillazioni intermittenti e abbastanza irregolari in mezzo: impressionante!
E poi vengono a dirci che Marx è morto o, che noi anarchici sogniamo un mondo impossibile e che l'unica alternativa alla merda è la fogna di un sistema capitalistico, che si salva reinventandosi il socialismo economico.
Difficilmente l'umanità impara dai propri errori: il capitalismo verrà mantenuto in qualche spazio più ridotto e fra una decennio o due ritorneranno i teorici reaganini della "falsa - deregulation" a scatenare gli spiriti animali dei prepotenti di turno, raccontandoci che tutto viene fatto per il nostro bene.
Il capitalismo morirà, non c'è dubbio, abbastanza presto: ma non sarà sostituito dal socialismo o dal comunismo; socialismo e comumismo nel loro mix asiatico moriranno a loro volta abbastanza presto, ma non per essere sostituiti dal capitalismo.
Moriranno gli uni e gli altri, l'autoritarismo asiatico continentale e l'individualismo euroamericano oceanico, due varianti - viste da lontano - della stessa voglia umana di dominare il pianeta, quando il pianeta diventerà largamente inabitabile, lasciando sopravvivere (forse) solo brandelli di umanità dispersa, atterrita, animale.
Soltanto noi, essendo vermi ciechi e ben poco consapevoli, non riusciamo ancora a capire che, a disperderci da larga parte del pianeta sarà il surriscaldamento alimentato dall'eccesso di vita, di produzione e di felicità realizzati dagli uomini nei 14.000 annni dell'era interglaciale più lunga finora vista sulla terra.
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