
Con me è finalmente tornato lo Stato, dopo gli anni in cui ha governato Romano Prodi. Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha spiegato a imprenditori e dirigenti di industria riuniti ieri sera a Palazzo Madama, la «differenza fondamentale, direi ideologica», fra "noi" e "loro". La differenza tra il governo di Prodi e il mio, ha detto Berlusconi, è che «noi siamo riusciti a riportare lo Stato dappertutto e in ogni settore della società». Forse anche per questo, dice, i sondaggi sono così in nostro favore: 70% di gradimento per il presidente del consiglio e 63% per il governo"
(Silvio Berlusconi, 22 ottobre 2008)
Lo Stato fascista è lo Stato sovrano. Sovrano in fatti, e non a parole. Stato forte, la cui forza non ne ammette altre pari e limitatrici, quantunque anch'essa, come ogni forza morale, si dia da sé e però abbia in se medesima il proprio limite. Lo Stato fascista non vuol essere lo Stato sovrapposto al cittadino, anzi uno Stato che investa il cittadino e si attui nella sua coscienza; e per potervisi attuare, la promuove e la educa, la conosce e la riconosce, e la tratta come quella che essa è e come quella che dev'essere, storicamente ed economicamente, moralmente e politicamente, con tutti i suoi interessi fondamentali che ne determinano l'orientamento e le imprimono una speciale attività. Lo Stato fascista, per compenetrare e indirizzare la coscienza de' cittadini, vuole organizzarli nell'unità nazionale; che è pur essa un'anima, una persona, una volontà possente, consapevole de' suoi fini. Poiché lo Stato ha i suoi fini che non sono quelli di nessun cittadino particolare, né di nessuna classe di cittadini; né della somma o massa totale degli individui che un determinato giorno vivano sul territorio dello Stato congiunti da un comune vincolo giuridico. L'unità nazionale (i fascisti lo sanno e lo sentono vivamente) non è qualche cosa che esista già in un tempo determinato. Ha le sue radici nel passato e dal presente si protende all'avvenire: e oggi vive in quanto con la vitalità che è frutto di secoli si volge al domani prossimo e remoto e vi si proietta, e vi si intuisce, e vagheggia nel suo maggiore destino, che è il suo programma, la molla d'ogni suo sforzo, la ragion d'essere della stessa sua vita. Lo Stato fascista è idea che si attua vigorosamente; ma è idea; e come tale trascende ogni presente e ogni forma contingente e materialisticamente definita. Perciò accentua innanzi al cittadino più il dovere che il diritto; e lo sollecita a superare se stesso e a cercare il suo interesse presente nel futuro, il suo vantaggio personale in quello della Patria, a cui si deve ogni sacrifizio e da cui è da aspettare ogni premio.
(Giovanni Gentile, Lo Stato Fascista)
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