E' durato lo spazio di un week-end l'illusione che Teheran avesse messo al bando la pena di morte per i minorenni. Oggi, il vice procuratore generale dello Stato, Hossein Zebhi, ha precisato il senso della direttiva diffusa venerdì. In una lettera pubblicata sul quotidiano Kargozaran, Zebhi ha specificato che la sua direttiva non può essere applicata alla legge del taglione (Qesas in arabo), che è legge islamica, del Corano, e non normativa dello stato. Nella religione musulmana, il Quesas, è il diritto alla vendetta, riconosciuto alla famiglia della vittima di un omicidio. Per sfuggire alla pena di morte quindi, occorre il perdono della famiglia e nulla può l'età dell'aggressore. In passato l'ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, capo del sistema giudiziario iraniano sin dal 1999, aveva già tentato di fermare le lapidazioni e le impiccagioni per i minorenni, ma senza mai riuscire a fermare queste pratiche.

Nessun commento: