Il sistema federale ha un valore sociale, educativo oltre che in valore economico.
Tutta questa partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa della nazione contribuisce a sviluppare e migliorare le loro capacità civili. «Nel sistema federale - scrive Gaetano Salvemini - il cittadino si educa alla vita pubblica, è lui che amministra se stesso, si avvezza a contare solo sulla propria iniziativa e non su quella di un'autorità lontana; e nello stesso tempo che si sviluppa in lui il sentimento della propria individualità, si avvede che egli non è un atomo avulso da altri atomi e unito con un punto centrale, ma fa parte di un sistema molto più complesso nel quale egli è strettamente solidale col suo vicino, e poi cogli altri meno vicini, e poi cogli altri più lontani: il sentimento dell'autonomia individuale si feconderà quindi in lui col sentimento della solidarietà sociale».
Il concetto di autonomia, mentre prende una sempre maggiore importanza nel campo delle scienze giuridiche, tende a uscire dal campo chiuso del diritto per entrare nel campo più vasto e più fecondo dell'economia politica. Solo su questo campo l'autonomia può trovare il suo fondamento stabile, naturale è divenire una costruzione reale. Molti insigni studiosi e pensatori studiano il movimento corporativo contemporaneo se ne seguono lo sviluppo, nei suoi vari aspetti e nelle sue molteplici forme, e riconoscono che la suprema sovranità dello Stato va declinando, ed alcuni, che considerano la sovranità statale come una gloriosa conquista del costituzionalismo moderno, temono l'autonomia che ricondurrebbe, secondo loro, la società odierna al Medioevo. Questa tendenza della vita politica a ritornare all'autonomia dell'epoca dei Comuni non è un passo indietro bensì uno slancio in avanti; è un salutare ricorso che ha in sé la possibilità di restaurare le ragioni intime, le condizioni reali della sua esistenza.
L'autonomia è il substrato su cui poggerà l'edificio della politica; ne sarà la base naturale e solida. Una ricostruzione realistica della politica basata sul concetto autonomista mentre deve attingere in parecchi riscontri della nostra vita moderna, non deve mancare di trarre materiale dagli esempi del passato, del nostro passato nazionale. Il nostro Medioevo, nel periodo detto: dei Comuni, ci offre un modello di libera costituzione politica, benché non ne conosciamo ancora profondamente la sua intima struttura storica.
Storici e politici hanno svisata la verità storica, con le loro manipolazioni accademiche, sì che ancora oggi, per colpa della storia ad asum delphini il Medioevo è sinonimo di oscurantismo e di barbarie.
La storia moderna ha fatto uscire il Medioevo dall'oscurità e dall'oblìo sì che oggi risplende di nuova e viva luce in faccia alla vita e alla cultura moderna. La scienza storica ci ha dimostrato che l'autonomia fu la nota dominante, il principale elemento costitutivo della vita pubblica dei nostri comuni medioevali, e che essa fu un'idea-forza ed un fatto vissuto che lasciò un'eredità grandiosa nel campo del Diritto, della politica e dell'arte.
L'autonomia fu l'espressione e la condizione sufficiente dell'affermarsi e dello svolgersi della libertà e dell'associazione. Cause esteriori e deficenze congenite compressero, arrestarono, annullarono gli impulsi, gli slanci vitali che avevano resa la vita dei Comuni libera, forte e ricca, ma ciò non toglie che l'epoca dei Comuni rimanga a dimostrare gli influssi benefici dell'autonomia comunale.
L'idea dello Stato è più che mai viva nella mentalità scientifica e politica delle classi dominanti ed è la spina dorsale del comunismo legalitario e accentratore. Vi è però, ed è fortissima, una forza decentratrice, un elemento di autonomia nella natura del popolo italiano e nelle condizioni geografico-economiche della nostra penisola. I teorici dell'autonomia hanno fatto molta accademia ed hanno visto in essa più un concetto giuridico che un concetto politico e sociale, come è invece in realtà e come si mostra a chi lo consideri da un punto di vista più ampio e comprensivo di quello dei giurist, degli economisti e dei politici di gabinetto e da accademia.
Il concetto nostro di autonomia è più ampio e più libertario di quello che hanno coloro pei quali l'autonomia rappresenta la restaurazione dell'indipendenza regionale, ma è certo che l'autonomia amministrativa e legislativa delle singole regioni è atta a favorire quella dei singoli comuni, dei singoli consigli e sindacali, sì che si giunga ad una forma piramidale di Confederazione la cui base poggi sulla volontà associativa e la reciprocanza d'interessi dei cittadini ed il cui vertice sia rappresentata da un organo centrale di consultazione o di esecuzione, ma non di comando vero e proprio. La vera libertà si esplica ed è tutelata solo nell'autonomia, nelle sue varie forme federative. All'individualismo classico, ormai sorpassato dallo spirito societarista del secolo, occorre sostituire l'individualismo, o per meglio dire il liberismo dei gruppi, delle corporazioni, dei consigli, dei Comuni. L'attuazione pratica del concetto di autonomia attende le sue prove ed avrà le sue realizzazioni. Per ora combattiamo lo spirito accentratore del socialismo statale e seguiamo le correnti autonomiste che vanno determinandosi nella vita politica ed economica odierna con attenzione e spirito critico.
Un giurista francese, il Boncourl, afferma che «la società contemporanea è incamminata verso un decentramento completo, un federalismo integrale, corporativo ed amministrativo insieme», ed altri insigni cultori di scienze giuridiche, economiche, politiche, valorizzano il programma decentratore e federalista del comunismo libertario, programma che potrà trovare un innesto fecondo nel pensiero federalista repubblicano del Cattaneo e del Ferrari e potrà trovare elementi di vita nel tesoro di esperienze autonomiste e federaliste che ci offre la storia dei Comuni medioevali.

(da Stato, Burocrazia e Parlamentarismo di Camillo Berneri)


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