
Ho capito che le azioni messe a segno di questi giorni a Torino fanno scalpore. Non fanno mai scalpore, invece, le cose che capitano nei Cie. Vuole che gliene elenchi qualcuna? La gente sta reclusa lì dentro per sei mesi: peggio che in una galera. Vivono in condizioni disumane. Sono soggetti a violenze. E se non basta gliene dico altre». Del tipo? «Lei lo sa che nel cibo dei migranti rinchiusi nei Cie, la sera, vengono messi psicofarmaci? O meglio: le voci che ci arrivano raccontano di ragazzi che crollano addormentati come sassi subito dopo aver mangiato. Purtroppo non siamo mai riusciti a far analizzare quella roba, ma il sospetto, mi creda, è fortissimo». La voce, va detto subito, è infondata. Ma circola, e alimenta il clima avvelenato di questi giorni, fa crescere la tensione e l’attenzione esasperata verso i Centri.
Ha argomenti e voce per farsi sentire Maria Matteo, storica figura del mondo anarchico torinese. Mentre spiega che sì: «C’è una campagna che noi dell’Assemblea antirazzista abbiamo lanciato su centri di identificazione ed espulsione». Ma non rivendica l’assalto al ristorante «Del Cambio». «Io ero a Jesi: non so chi lo abbia fatto». E il volantinaggio ad Eataly? «Quello sì, è dell’Assemblea: i volantini sono firmati». Non sarà stata lei o la Fai, la Federazione anarchica italiana, a mettere a segno l’azione, ma dice: «È un gesto che ha fatto tantissima eco, più di quella immaginata». E ancora: «Secondo me le questioni del Cie di questi giorni avranno ispirato qualcuno.
"Comunque un po’ di sterco è poca cosa rispetto al sangue dei tunisini che si sono feriti per protesta". Di più non dice Maria Matteo, che da sempre porta in giro la bandiera rosso e nera dell’Anarchia. Quella di chi conosce e si riconosce in Bakunin, e che ha il culto di Errico Malatesta. Che lavora e che scrive. Fiumi di inchiostro per tenere viva la memoria di quella che chiamano Anarchia sociale.
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