Un'analisi delle condizioni di salute di Giovanni Paolo II nelle ultime settimane della sua esistenza dimostra che non gli sono state praticate alcune cure che avrebbero potuto tenerlo in vita ancora a lungo. Il vecchio papa le ha rifiutate perche' le considerava troppo gravose.
Secondo l'anestesista Lina Pavanelli, il trattamento medico ricevuto da papa Wojtyla nelle ultime settimane di vita costituisce, secondo i criteri stabiliti dalla Chiesa cattolica, un vero e proprio atto di eutanasia.
Solo Giovanni Paolo II, nell'ultima fase della sua malattia, e' il parere del medico, puo' aver detto no alla nutrizione artificiale, non e' possibile infatti ipotizzare che un team di medici del livello di quelli che lo hanno seguito non l'abbiano proposta al paziente. Il principio da cui si parte e' che i protocolli che indicano quando introdurre la nutrizione artificiale sono molto chiari e nel caso del Pontefice non solo era arrivato il momento, ma ad un certo punto sarebbe stato necessario nutrirlo artificialmente, Ci deve essere stato un periodo in cui non e' stato alimentato abbastanza. Solo la sua autodeterminazione al rifiuto del trattamento puo' spiegare il comportamento dell'equipe medica. In quelle condizioni per l'etica cattolica e' un atto di eutanasia.

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